Lama affonda profondamente le radici nel tempo e la sua storia inizia fin dal pre-neolitico come testimoniano le pitture rupestri, i resti del villaggio neolitico e la sepoltura preistorica dell’ “uomo della Majella”. Il nome "Lama", di derivazione prelatina, ma di origine illirica, proviene con buona probabilità dal termine dialettale "Lamatura" ossia "terra dove l'acqua ristagna". Presumibilmente, quindi, in origine Lama non è stata edificata ove attualmente si trova, bensì in qualche luogo ancora sconosciuto nelle vicinanze dell'attuale fiume Aventino. Di ciò non vi è motivo di dubitare in quanto è risaputo come tutt'ora nell'agro lamese esistano località acquitrinose: Lami, Lamicupi, ecc. Stando alle memorie di Giuseppe Luigi Macario del 20 agosto 1899, depositate presso la Biblioteca Provinciale dell'Aquila, Lama nel periodo antecedente l'anno Mille non era aggregata. Gli abitanti erano sparsi nel territorio e fin dal tempo dei Romani e dei Sanniti si erano stabiliti principalmente in quattro casali e cioè San Silvestro, Sant'Eramo, San Marco e Morrone. Sembra che essi provenissero in parte dalla distrutta città di Juvanum e fossero dediti all'agricoltura, probabilmente invece costituivano un miscuglio di Carricini, Peligni, Frentani, Marruccini e Pentri originari dei diversi territori circostanti. La carenza di notizie, purtroppo, non permette la ricostruzione certa dei movimenti di questi popoli e quindi la storia di Lama di questo periodo viene identificata con quella generale della provincia di Chieti anche se attualmente la propensione degli studiosi è verso l'idea che Lama in epoca preromana fosse abitata dai Carricini o Carecini, popolo di pastori di origine sannitica. L'amministrazione comunale, invece, nel 1862, ritenendo che Lama in tale periodo fosse abitata dal popolo dei Peligni, aggiunse, con la delibera del Consiglio Comunale del 20 novembre di quell'anno, "dei Peligni" al nome di Lama che divenne da allora Lama dei Peligni. Detta delibera fu poi ratificata con R.D. n. 1140 del 22 gennaio 1863. Le tracce del periodo preromano si trovano sparse nell'intero territorio comunale ed il ritrovamento, in diverse sepolture nelle località Calvario, Selva, Cupelli, Colle Macoccoli e Morrone, di numerosi oggetti votivi di culto pagano ed idoletti in bronzo denotano il diffuso culto di Ercole. A proposito Giuseppe Luigi Macario riferisce: "moltissime monete dei tempi consolari ed imperiali, come altresì tombe con pugnali, lance, corazze, lucerne, fibule, idoletti in bronzo ed altri oggetti dei quali lo scrivente conserva una piccola raccolta". Attraversato il periodo romano si ebbe una riorganizzazione del territorio con le invasioni barbariche e sotto la dominazione longobarda. In quell'epoca gli abitanti dei casali si riunirono ed edificarono attorno al castello eretto dal feudatario e, a seguito dell'aumento della popolazione,  le abitazioni si prolungarono lungo la cresta del colle a forma di lama di coltello da esso dominato. In epoca feudale Lama faceva parte, unitamente ad altri dieci feudi, della Contea di Palena ed era perciò, nel 1406, del feudatario Caldora. Successivamente, il 17 marzo 1467, il re Ferdinando concesse il contado di Palena a Matteo di Capua che lo tenne fino al 1667. Infine passò al conte Giacomo d'Aquino fino al 1805, anno in cui fu abolita la feudalità per effetto di una legge napoleonica. Nel 1545 una terribile frana inghiottì una parte del fianco meridionale del colle con più di quaranta case compresa la chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo dividendo in due parti il paese. Gli abitanti allora espansero le costruzioni a ovest del castello dando vita ad un nuovo tessuto urbanistico chiamato Borgo che attualmente corrisponde al centro storico. Le abitazioni occuparono buona parte dello spazio allora disponibile durante i successivi cinquant'anni ed il Borgo fu protetto con la costruzione di due porte. La popolazione man mano crebbe ma nel 1656 la nota peste bubbonica, provocata da soldati spagnoli sbarcati a Napoli, ne uccise più di due terzi. Nel 1706, poi, il 3 novembre alle 20,45 i Lamesi furono colti alla sprovvista da una violentissima scossa di terremoto che distrusse tutto il vecchio abitato esistente lungo il colle con le due chiese: la parrocchiale di San Clemente e quella di Santa Maria del Soccorso, nonché la chiesa rurale di Santa Maria dei Corpisanti e quella di Sant'Eramo. Oltre a ciò buona parte del Borgo fu danneggiata e distrutta unitamente alle chiese di Sant'Antonio Abate, di San Nicola e San Rocco. Nel tempo si sono succeduti altri terremoti: nel 1742, nel 1933 ed ultimamente nel 1984. La parte vecchia del paese è stata da tempo completamente abbandonata ed oggi vi sono soltanto rovine. L'ultimo conflitto mondiale ha poi visto Lama attraversata dalla linea Gustav e la distruzione dell'abitato al 90% ad opera dei tedeschi in ritirata. L' espansione urbanistica quindi è andata sempre più allargandosi ed il paese si è sviluppato lungo ed oltre la nazionale Frentana mentre gli abitanti, che nel 1898 erano 3689, oggi sono meno della metà, circa 1500 principalmente a causa dell'emigrazione. Il paese oggi risulta completamente ricostruito secondo le più restrittive norme antisismiche.

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