
Museo Naturalistico - Archeologico "M. Locati"
Centro
Visite Parco Nazionale della Majella
II Museo Naturalistico -
Archeologico è situato all'ingresso del paese,
ospitato in una moderna struttura realizzata recentemente che ingloba la Chiesa
di Santa Maria dell'Arco del XV sec.oggi sconsacrata, utilizzata come sala congressi e
proiezioni.
II
museo non è concepito come una semplice e tradizionale esposizione di oggetti e
pannelli, ma piuttosto come un laboratorio, nel quale il visitatore è invitato
ad interagire e "toccare con mano". In due ampie sale sono presenti
pannelli, diorami, supporti multimediali, reperti naturalistici e archeologici
che raccontano la storia di questo territorio, la Majella Orientale e ne
evidenziano le caratteristiche vegetali e faunistiche. Protagonista della
sezione naturalistica, collocata al piano terra, è il Camoscio d'Abruzzo:
vengono illustrati gli ambienti nei quali vive questo ungulato, le sue
caratteristiche fisiche e comportamentali, le varie fasi dell' "operazione
Camoscio" che ne ha permesso la reintroduzione sulla Maiella nel 1990. E'
presente anche un plastico del Parco Nazionale della Maiella, dove sono indicati
i Comuni, i sentieri, i rifugi e le vette più alte. Oltre al Camoscio sono
illustrate con diorami e pannelli didattici le specie animali caratteristiche di
questi ambienti come il Lanario, il Gracchio corallino, la Coturnice, il Piviere
tortolino, la Vipera dell'Orsini, l'Arvicola delle nevi. Una serie di pannelli e
vetrine dedicati all'archeologia industriale della zona, come la lavorazione
della lana e la produzione di pasta, rappresentano, insieme alla riproduzione di
una grotta della Majella con pitture rupestri preistoriche, l'anello di
congiunzione ideale e il passaggio alla sezione archeologica. La sezione
archeologica "F.Verlengia",
collocata al primo piano dell'edificio, è dedicata all'illustre cittadino lamese,
studioso d'arte, di storia e di tradizioni abruzzesi, autore di raccolte di
documenti e fondatore della Rivista Abruzzese. La storia della presenza umana
sulla Majella, con particolare riferimento al versante orientale, è illustrata
come un viaggio a ritroso nel tempo, dal Medioevo alla Preistoria.
Nelle vetrine sono visibili le diverse testimonianze archeologiche, vasi,
monete, oggetti del corredo funerario in ferro e bronzo, utensili in pietra,
rinvenuti nel territorio di Lama e dei comuni limitrofi quali Palena, Civitella,
Taranta Peligna, Colledimacine. Di particolare interesse è il lapidario, con
iscrizioni funerarie di età romano-imperiale e parte di un altare in pietra
finemente lavorato a rilievo. Tra i reperti di epoca preistorica, quasi tutti
provenienti dallo scavo del villaggio neolitico di Fonterossi, è presente il
calco dell' "Uomo della Maiella", il reperto osseo umano più antico
rinvenuto sulla Maiella, risalente ad oltre 7000 anni fa, tra i più importanti
d'Italia (il reperto è stato accertato appartenere ad una donna).
La collezione entomologica - Il museo Naturalistico Archeologico si è arricchito di una collezione entomologica, tra le migliori della Regione, con oltre 1600 esemplari. La collezione è stata donata al Comune dalla vedova del sig. Francesco Gatto, esperto ed appassionato entomologo residente a Lanciano, che nel corso di molti anni aveva raccolto e catalogato gli insetti provenienti per la maggior parte dall'Abruzzo e dalla Majella. Tutti gli esemplari sono stati identificati e preparati con estrema cura e professionalità e sono stati conservati in apposite cassette entomologiche. Particolarmente interessanti sono le diverse specie di Coleotteri appartenenti a diverse famiglie (Curculionidae, Buprestidae, Scarabeidae, ecc).
Giardino Botanico
"M. Tenore"
Cenni storici e note generali - II
giardino botanico è ubicato nel territorio di Lama dei Peligni, alle falde
orientali della Majella ad una quota di 650 m. Occupa una superficie di circa
3.500 mq, adiacente il complesso museale naturalistico ed archeologico, nonché
il parco neolitico. E' dedicato alla figura di Michele Tenore, insigne botanico
napoletano di origine abruzzese che, nella prima meta del XIX secolo, studiò la
flora della Majella e delle altre montagne circostanti, partendo proprio dal
paese di Lama.
Le finalità del giardino di Lama sono principalmente
di tipo didattico, educative e conservazione ex situ, di conseguenza la sua
organizzazione riflette questa concezione. Inoltre nella struttura vengono attuate
alcune iniziative finalizzate alla conservazione ex situ di specie della
flora spontanea in pericolo e vecchie varietà colturali. Allo scopo sono state
realizzate alcune strutture come semenzai e vivai. E' in funzione una carpoteca
ed annualmente viene pubblicato e divulgato, anche tramite Internet, l'indice
dei semi (Index seminum horti botanici Lamae Paelignorum). Attualmente nel giardino
sono coltivate circa 500 diverse entità floristiche.
I
settori e le collezioni - Il
giardino è organizzato in quattro distinti settori.
I
- Flora e vegetazione della Majella. In questo settore sono stati ricostruiti i
piani vegetazionali della montagna con le diverse tipologie vegetazionali:
macchia e gariga basale, querceto a roverella, orno-ostrieto, cerreta, faggeta,
rupi e ghiaioni basali, rupi e ghiaioni di alta quota con fascia degli arbusti
contorti, inoltre le aree sorgive e le pareti con stillicidio, le praterie degli
altipiani carsici.
II.
Le piante di interesse economico. In tre aree distinte sono state raggruppate le
specie floristiche utilizzate nella medicina popolare, quelle impiegate per
tingere i panni di lana e per conciare il pellame, le specie di interesse
agronomico messe a confronto con i progenitori selvatici. In questo settore è stato dato risalto alla tradizione e cultura locale, in particolare della Valle
dell'Aventino, area caratterizzata in passato dalla presenza di numerose tintorie
a servizio dei lanifici, nonché di una forte tradizione di erboristi e maghi.
III.
Le specie in estinzione in Abruzzo. Questo settore è stato organizzato al fine
di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla tematica della scomparsa di molte
specie floristiche in via di estinzione nella regione. Ivi sono state
raggruppate alcune delle entità rare o che rischiano di scomparire come Adonis
vernalis. Astragalus
aquilanus, Centaurea sphaerocephala. Crocus
reticulatus, Goniolimon italicum. Iris
marsica, Phlomis fruticosa, Pinus nigra var. di Fara San Martino, Salvia officinalis var. angustifolia,
Stachys thirkey, Salixfoetida, Salixpentandra.
IV.
Le antiche varietà agronomiche. Questo settore, ubicato in un'area di recente
acquisizione è ancora in fase di organizzazione. Attualmente è presente una
raccolta di fichi e susini coltivati nella zona; inoltre alcuni antichi cultivar
di cereali non più in uso (solina, grano marzuolo, spelta, farro del Sangro,
segale).
Le
specie di maggior interesse floristico coltivate sono le entità endemiche o
subendemiche che si riscontrano sulla Majella ed in generale dell'Appennino
Centrale, coltivate nel settore relative alla flora e vegetazione della Majella.
Tra questi vi sono Centaurea tenoreana, Centaurea scannensis, Cymbalaria
pallida. Campanula fragilis subsp. cavolinii, Aubrieta columnae, Aquilegia
magellensis, Pinguicula fiori, Soldanella minima subsp. samnitica, Sesleria
tenuifolia, Festuca dimorha, Leontopodium nivale (riprodotta da seme), Artemisiapetrosa
subsp. eriantha. Ranunculus magellensis. Ranunculus seguieri, Salix apennina,
Senecio samniticum, ecc. Tra le altre specie rare si segnalano Juniperus
sabina, Allium moschalum. Geranium macrorrhizurn, Ephedra nebrodensis, Juniperus
oxycedrus subsp. macrocarpa (proveniente dalle popolazioni interne
del bacino del Sangro), oppure le molte specie mediterranee che sulla Majella
raggiungono il limite nord del loro areale distributivo: Acer lobeli, Athamanta
sicula, Catananche lutea. Convolvulus althaeoides o le rare entità anfiadriatiche
come Aurinia sinuata, Saponaria bellidifolia., Stachys thirkey e via
di seguito.
Area
Faunistica e Percorsi Natura
La creazione dell’area faunistica del Camoscio è
stata avviata nel 1990. Il recinto è stato progettato sulla base
dell’esperienza del Centro Studi Ecologici Appenninici del Parco Nazionale
d’Abruzzo. Localizzato a quota 700 m s.l.m. a ridosso del paese presenta una
morfologia e vegetazione molto varia: rupi scoscese, piccoli pendii erbosi,
lembi di bosco.
I recinti (due) sono estesi per circa
5 Ha in totale. In occasione dell’inaugurazione dell’oasi furono
trasportati 6 Camosci (5 femmine e 1 maschio). Da allora le nascite si sono
susseguite regolarmente nei recinti confermando positivamente il ruolo per i
quali era stata realizzata l’area faunistica.. Essa infatti oltre a rivestire
un ruolo educativo, rivela anche la sua importanza per la ricerca scientifica e
come “serbatoio” di animali per le future liberazioni in natura.
L'Area faunistica del Camoscio appenninico può essere osservata direttamente dal museo naturalistico-archeologico "M. Locati" manovrando i comandi di una sofisticata apparecchiatura video, collegata ad una telecamera a circuito chiuso che è posta al centro dell'area.
Villaggio neolitico
Partendo dagli esempi rimasti delle ultime capanne e pagliai in fibra
vegetale presenti ancora nella vallata dell'Aventino, sono state ricostruite
case e ricoveri utilizzando alberi, arbusti, erbe e argilla.
Punto sosta per cavalli con maneggio "Vecchio Mulino"
In fase di realizzazione nella frazione di Pianimarini.

Piscine e camping
Due piscine a solarium di cui una semi olimpionica con scivolo e una parete artificiale da arrampicata
sono localizzate nei pressi di un'area attrezzata a campeggio, sosta per i
camper e bungalows. Nella stessa zona sono situate altre strutture sportive: campo da
tennis, da calcio, da ping-pong e da bocce.
Ostello "Vecchio Asilo"
Struttura ricettiva particolarmente adatta ad ospitare gruppi organizzati,
consta di tre ampie camere da letto, cucina, bagni e aule didattiche. La
struttura è ubicata al centro del paese.
Residence "Il Camoscio"
Bel palazzo di fine ottocento, ristrutturato, ospita otto miniappartamenti
per nuclei familiari.
Rifugio "Tarì" (1540 metri s.l.m.)
Il nome "Fonte Tarì" deriva al rifugio dal vicino fontanile con abbeveratoio, che costituisce uno splendido esempio di fontana in alta quota realizzata completamente in pietra agli inizi del XX secolo. Una parte del rifugio è sempre aperta per permettere il bivacco notturno degli escursionisti della Majella. La struttura è stata concessa in gestione al Club Alpino Italiano di Guardiagrele al quale possono essere richieste le chiavi della parte attrezzata del rifugio per eventuali soggiorni prolungati.
Biblioteca e centro culturale "Brigata Majella"
Situata in Via IV Novembre con annesso Centro Diurno Minori e locali per
corsi didattici anche privati.
Sala Polivalente "A. Del Pizzo"
La Sala Polivalente con annesso campo di calcetto in erba sintetica, situata
in via Dante Alighieri,viene adibita a conferenze e concerti ma è prevista da apposito regolamento la sua locazione ad associazioni e a privati cittadini. La
struttura è stata intitolata all'illustre cittadino lamese Antonio Del Pizzo
che, nato a Lama dei Peligni il 29 novembre 1896, fu calzolaio in Lama e con la
musica e la poesia entrò nel profondo
animo della gente usando il linguaggio del cuore e la lingua dialettale Lamese.
La sua prima importante pubblicazione fu "Tra le botte de
martielle" del 1971 e a questa seguì sette anni dopo "Lu palazze de
le Fate". Le sue composizioni musicali furono rese note da più Maggiorate
Ortonesi: Zumpa Larillirà (XXII Maggiolata 1955), La Lamesina
(XXVI Maggiolata
1966), Giovannì Zù Zù e Margherite.